L’omino in centro sono io e raffigura come mi relaziono con Passato, Presente, Futuro quando sono in un certo “stato” d’essere.

Passato

Il passato lo vivo principalmente come “perdita” di qualcosa, qualcosa che c’era e ora non c’e’ piu’.

Tali perdite possono essere:

Biologiche: deterioramenti fisici o problemi di salute -> mi focalizzo su quando stavo meglio, o quando avevo un certo stato di salute fisico ora ridotto / non più presente / cambiato per mille ragioni (incidente, imprevisto, malattia etc…)

Psicologiche: difficoltà emotive o mentali -> ricordo un tempo in cui ero più saldo, più sereno, e ora mi chiedo: “Dove sono finiti quei giorni?”.

Spirituali: perdita di senso o connessione interiore -> ricordo quando avevo un senso di maggiore connessione col Trascendente, che ora, per qualche ragione, sento diminuita in qualche aspetto .

Materiali: riduzione di risorse materiali, diminuzione della stabilità economica-> mi focalizzo maggiormente su quando stavo meglio economicamente rispetto che ad ora. Mi soffermo su ciò che avevo concretamente e che ora non ho più .

Il tema non è che non dovrei vedere ciò che mi è mancato e far finta di niente. Tutt’altro. E’ che in questo stato non vedo queste “perdite” come un punto da cui ripartire, come slancio all’azione se possibile.

Tutte queste “perdite” mi generano un senso di rimpianto, accompagnato da una voce interiore che talvolta mi dice: “Perché proprio a me?”.

Ogni ricordo è come una pietra. Li metto tutti nello zaino della memoria, ma il peso di questi ricordi mi piega, mi stanca.
Rimorsi e rimpianti mi pesano come catene. Ogni passo è gravato da “Perché ho fatto questo?” o “Perché non ho fatto abbastanza?” , “Perché non ho fatto diversamente?

Questo sguardo ossessivo all’indietro mi blocca e mortifica ogni mio possibile slancio vitale. Mi sento in colpa.

Uomo di spalle con uno zaino pieno di pietre e catene, cammina su un sentiero di montagna, rappresentando il peso dei ricordi, dei rimorsi e dei rimpianti

Presente

Nel presente, tendo a ignorare ciò che c’è, o lo svaluto dandolo per scontato. Quando sono in questo stato è come se fossi un negoziante che mette in saldo perenne tutta la merce di valore che ha. Sconto ogni cosa… E se non ignoro ciò che c’è..ciò che vedo è semplicemente… insufficiente.

“Cio che c’è” si dissolve nell’abitudine o nella critica. “Non è abbastanza… doveva essere diverso.” Cio che c’e’ scivola…via..

Interno di un negozio con scaffali pieni di oggetti di valore, tutti contrassegnati da cartellini di saldo, con un negoziante seduto al bancone, stanco e disinteressato, che rappresenta l'atto di svalutare ciò che si possiede nel presente.

Futuro

Il futuro , quando è vissuto come un percorso verso obiettivi e aspirazioni, è attraversato da uno stato di insoddisfazione …, “sarò felice solo quando raggiungerò l’obiettivo…”, mi dice questa voce.

Quel “quando” non arriva mai, o “quando” arriva riparto con un altro “sarò felice solo quando raggiungerò il prossimo obiettivo” e non celebro profondamente cosa ottenuto.

E’ come se ogni obiettivo da raggiungere fosse una ragione per rimandare la gioia. Ogni conquista perde significato di fronte al prossimo obiettivo.

Questo futuro, viene anche permeato da un senso di angoscia, l’angoscia del “e se..” che domina. Ogni timore si traduce in un immaginario che mi paralizza, “E se capitasse a me?”. “E se le cose andassero male?”. Le paure si insinuano come serpenti velenosi: “E se il peggio si realizzasse?”. L’angoscia del “e se” è un veleno che contamina speranze e desideri .

Uomo seduto su un sentiero di montagna con le mani tra i capelli, in una postura di ansia e paura, circondato da piccoli serpenti sul sentiero, simbolo delle angosce e dei timori che contaminano i suoi desideri e obiettivi futuri

E anche qui l’omino sono sempre io. Quando sono in questo stato, tutto si trasforma radicalmente.

Passato

E’ come essere un albero che sopravvive a una tempesta: i rami si possono anche spezzare, ma le radici si rafforzano.

Invece di rimpiangere ciò che è stato perso (in termini fisici, psicologici, spirituali,materiali), vivo al meglio con ciò che resta. Accetto radicalmente cosa è mancato e non perdo di vista cosa è rimasto.

Ogni cicatrice è un segno che sono passato attraverso qualcosa e che sono ancora qui. Non si tratta di dimenticare, ma di estrarre un valore o un senso da una esperienza passata.

Il passato non è un nemico: è un terreno da cui posso (ri)partire. E’ come uno scrigno da cui attingere ricordi o esperienze utili per fare (o non fare) qualcosa adesso. Il passato non è una prigione, ma una miniera da cui estrarre qualche ricchezza per questo momento..

Minatore in piedi dentro una miniera d'oro, intento a usare un piccone per estrarre il minerale dalle pareti rocciose, con uno scrigno pieno di pepite d'oro accanto, simbolo del passato come una risorsa preziosa da cui attingere.

Presente

Ciò che c’è viene celebrato, goduto, onorato. Non è accontentarsi, è vedere ciò che c’è.
E’ spostare l’attenzione da ciò che manca a ciò che c’è di vitale, coltivando gratitudine. E se “quello che è” non è vitale, provare ad estrarne un senso, un significato.

Non si tratta di negare il dolore, il disagio, ma di poter notare, se non di creare, dove possibile, ciò che pulsa di Vita e Possibilità.

Persona in un mercato, circondata da frutta fresca e bancarelle colorate, simbolo di energia e vitalità

Futuro

Il futuro, pur rimanendo il luogo dei sogni e delle aspirazioni, non è una fonte di frustrazione. Resto soddisfatto mentre agisco per perseguire i miei obiettivi, evitando di rimandare la felicità.

Immaginare, progettare, costruire, creare, qualunque verbo che comporta una qualche azione per raggiungere un obiettivo va bene, al tempo stesso sono felice anche senza esserci arrivato.

persona che lavora serenamente a un progetto creativo

Tra le differenze principali che mi balzano all’occhio quando guardo le due immagini:

  • Accettazione invece di Vittimismo per il Passato
  • Gratitudine e Celebrazione invece di Deprezzamento per il Presente
  • Soddisfazione nel processo invece che infelicità nell’attesa per il Futuro

E poi il Focus dell’attenzione:

Nella prima l’attenzione è su ciò che manca o è andato perso.
Nella seconda l’attenzione è su ciò che c’è e sulle possibilità disponibili.

La seconda immagine mi riconduce a un approccio più maturo e equilibrato alla vita: si accetta ciò che non si può cambiare ,si apprezza ciò che si ha, si perseguono gli obiettivi godendo del percorso.

Ognuno di noi sa quando e quanto oscilla tra I due stati, nel primo caso domina la reattività emotiva (lamentele, vittimismo, insoddisfazione) , nel secondo prevale una risposta di tipo consapevole (accettazione, gratitudine, impegno costruttivo).

Facile a parole, piu’ difficile a farsi.

Ognuno di noi ha le sue pratiche che gli risuonano maggiormente per accedere al secondo stato (meditazione, terapia, preghiera, sport, lavoro, volontariato etc..).

Forse la sfida è riconoscere quando stiamo scivolando nel primo stato e trovare gli strumenti per noi migliori e utili per tornare consapevolmente al secondo.

Tu come fai?

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