Un collezionista, nel senso più tradizionale, è colui che raccoglie e conserva oggetti seguendo un criterio preciso e intenzionale. Sui media si parla spesso di facoltosi collezionisti d’arte, di auto rare, di residenze lussuose. Ma in fondo, siamo tutti collezionisti. Non di oggetti, ma di istanti.

Collezioniamo frammenti di vita che ci attraversano: la nascita di un figlio, il raggiungimento di un traguardo, la vittoria contro una malattia, una serata tra amici, un nuovo amore. Non sono semplici ricordi passeggeri, ma vere e proprie gemme che custodiamo nell’animo. Memorie che plasmano il nostro essere, che danno forma alla nostra storia.

Collezionisti di Vita

E poi ci sono loro: i collezionisti malgrado tutto.

Non negano il dolore, la guerra, la malattia, la paura. Ma scelgono di vedere oltre. Di raccogliere ciò che può ancora essere vissuto, ciò che, nonostante tutto, merita di essere custodito. Sono persone che trasformano le limitazioni in punti di partenza, non di arrivo.

C’è chi colleziona il brivido della libertà, come il paraplegico che si lancia col parapendio, sfidando la gravità che lo tiene ancorato a una sedia. Nell’aria, per quei minuti, non esistono barriere.

Chi raccoglie il mondo sulle proprie spalle, come Niki Antram, che da vent’anni porta in viaggio suo figlio disabile, cieco e affetto da ipopituitarismo, per fargli vivere ogni possibile avventura. Dalla Nuova Zelanda all’Africa, hanno esplorato insieme luoghi che molti vedenti non vedranno mai.

Una madre con il figlio sulle spalle osserva un maestoso paesaggio montano al tramonto, simbolo di viaggio, scoperta e legame familiare.

C’è chi colleziona ricordi, come il giovane malato di Alzheimer che cerca di trattenere ogni frammento di memoria finché può.

Chi raccoglie il tempo che resta, come Mohamed Bzeek, l’uomo di Los Angeles che da oltre due decenni accoglie bambini terminali che nessuno vuole adottare, o Cori Salchert, l’infermiera del Wisconsin diventata “mamma degli hospice”, che rendono gli ultimi attimi di queste giovani vite pieni di calore e dignità o come Ashley Kurpiel che si adatta ogni giorno alla nuova normalità che la malattia le concede.

C’è chi colleziona vette invisibili, come Erik Weihenmayer, scalatore cieco che ha conquistato le montagne più dure del mondo, incluso l’Everest nel 2001. Non le vede, ma le sente. Le raccoglie dentro di sé, come un tesoro, percependo con le mani ogni appiglio, ogni roccia, ogni pendenza.

Un alpinista mentre scala una parete di ghiaccio ad alta quota. L'immagine simboleggia la determinazione e la ricerca di sfide estreme.

C’è chi colleziona la conoscenza dell’universo, come Stephen Hawking, il genio intrappolato in un corpo immobile a causa della SLA, che ha esplorato i misteri del cosmo con la sola forza della mente, rivoluzionando la nostra comprensione dei buchi neri e dell’origine dell’universo.

Chi colleziona l’adrenalina della sfida, come Philippe Croizon, che ha attraversato a nuoto la Manica e unito i cinque continenti nonostante l’assenza di arti, persi in un incidente con l’alta tensione. Con protesi speciali e una determinazione inarrestabile, ha ridefinito i confini del possibile.

Chi colleziona il coraggio di perseverare, come Yusra Mardini, la nuotatrice siriana che ha spinto a nuoto un gommone di migranti nel Mar Egeo per tre ore e mezza quando il motore si è guastato, salvando la vita di venti persone, prima di gareggiare alle Olimpiadi con la squadra dei rifugiati.

Chi colleziona chilometri e libertà, come Juliana Buhring, che ha attraversato il mondo in bicicletta dopo essere fuggita da un’infanzia segnata dalla setta religiosa “I Bambini di Dio”. In soli 152 giorni ha percorso 29.000 km attraverso 19 paesi, diventando la prima donna a circumnavigare il globo in bici.

Chi colleziona la bellezza della resilienza, come Sammy Basso, che nonostante la progeria, una malattia che accelera l’invecchiamento, ha viaggiato lungo la Route 66, ha fondato un’associazione per la ricerca e trasformato la sua vita in un’avventura, vivendo con entusiasmo nelle difficoltà della malattia.

E chi colleziona la ricerca di un significato per lui autentico, come Christopher McCandless, che ha abbandonato tutto – famiglia benestante, carriera promettente, confort materiali – per immergersi nella natura più selvaggia dell’Alaska, in un viaggio estremo verso l’essenziale che, pur nella sua tragica conclusione, continua a ispirare riflessioni sul valore della libertà e dell’autenticità.

Joseph Joubert scrisse: “Quando i miei amici sono guerci, li guardo di profilo.” È la prospettiva di chi vede il possibile, di chi cerca di cogliere la bellezza senza condizioni in ogni istante. E’ un invito a cambiare prospettiva, a cogliere il possibile senza negare il reale.

Il collezionista malgrado tutto sa che la vita non è solo una lista di problemi da risolvere e mancanze da colmare, ma soprattutto un universo di possibilità. Sa che c’è sempre qualcosa da raccogliere, un significato da scoprire, un’esperienza da vivere. Anche quando il dolore sembra oscurare ogni cosa, anche quando gli ostacoli sembrano insormontabili.

Questa prospettiva non è semplice ottimismo ingenuo. È una forma di coraggio quotidiano, una forza silenziosa contro l’impulso di arrendersi. È la capacità di vedere valore anche in ciò che è imperfetto, incompleto, danneggiato. È un modo di abitare il mondo che trasforma anche la sofferenza in parte di una collezione preziosa, in un tassello di un mosaico più grande.

Esiste sempre un attimo da custodire.

Perché alla fine, ciò che raccogliamo diventa ciò che siamo.

Tu cosa custodisci?

A woman gazes out of the window ,creating a contemplative atmosphere.

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