All’estremità di un dondolo, due bimbi giocano spingendosi a turno. Non c’è bisogno di parole tra loro, solo una danza istintiva di spinte e attese. Quando uno sale, l’altro scende. Quando uno attende, l’altro agisce.

Ma cosa succede se questa danza si interrompe? Se uno spinge troppo forte, ossessionato dal movimento? O se l’altro smette di spingere, rassegnato all’immobilità? Il dondolo cigola, traballa, e infine si ferma.

Il primo bimbo: l’ossessione dell’obiettivo

Il primo bimbo sono io quando mi concentro così tanto su un obiettivo da farne l’unica cosa che conta. Ogni pensiero e azione ruota attorno a quella meta, e più la desidero, più cresce la paura di fallire.Inizio a credere che la mia felicità dipenda solo dal raggiungerla, ogni ostacolo è un macigno che mi pesa sul cuore.

  • Paura della perdita: Più considero importante un obiettivo, più cresce l’ansia di non ottenerlo.Mi aggrappo rigidamente, come se fosse la mia unica opportunità di essere felice.
  • Identificazione personale: Non è più solo un traguardo, ma parte della mia identità. Il fallimento, non è solo una battuta d’arresto, è una minaccia alla mia autostima.
  • Soddisfazione condizionata: Vivo con l’illusione che la mia realizzazione dipenda solo dal risultato finale, trascurando tutto il resto.
  • Bisogno di controllo: Più cresce il desiderio, più cerco di controllare ogni dettaglio, perdendo flessibilità e apertura verso gli imprevisti della vita.

Mi riconosco in questo bimbo quando:

Un progetto importante diventa l’unica lente attraverso cui guardo la vita.
Il successo di domani vale più della pace di oggi.
La paura di fallire diventa più grande del desiderio di tentare.
Il controllo si trasforma in un’ossessione che paralizza.

È il bimbo che spinge troppo forte, squilibrando il dondolo.

Il secondo bimbo: quando l’accettazione diventa resa

All’altro capo del dondolo c’è il bimbo che ha smesso di spingere. Ha scambiato la saggezza dell’accettazione per la passività della resa.

  • Rinuncia all’azione: Accettare diventa sinonimo di resa.Mi convinco che non valga la pena fare nulla per cambiare le cose.
  • Paura del cambiamento: Uso l’accettazione come scusa per evitare il disagio e l’incertezza.
  • Evitamento delle sfide: Mi rifugio in una zona di comfort quale anestesia emotiva che mi impedisce di crescere.
  • Perdita di motivazione: Se tutto è già come deve essere, che senso ha impegnarsi?
  • Mancanza di discernimento: Accettare tutto indistintamente si trasforma in passività, impedendomi di distinguere tra ciò che posso cambiare e ciò che devo accettare davvero.

Mi riconosco in questo bimbo quando:

Il “lasciar essere” diventa un alibi per non agire.
La zona di comfort si trasforma in una prigione dorata.
L’accettazione diventa una scusa per evitare le sfide.
La pace interiore si confonde con l’immobilità.

È il bimbo che, smettendo di spingere, ferma il dondolo.

Far funzionare il dondolo: trovare l’equilibrio

Ogni giorno imparo che per aiutare il primo bimbo a giocare senza ossessioni devo praticare una determinazione consapevole:

  • Distacco consapevole: Mi impegno con dedizione, ma senza identificarmi completamente con gli obiettivi. Faccio del mio meglio accettando che non tutto dipende da me.
  • Focalizzarmi sul processo, non sul risultato: Mi concentro su ciò che posso fare adesso senza ossessionarmi con il futuro.
  • Accettare l’impermanenza: Ricordare che tutto cambia mi aiuta a vivere con leggerezza e apertura
  • Avere piani alternativi: La flessibilità verso nuove strade riduce la pressione e l’ansia di fallire.
  • Riconoscere il mio valore: Non è legato al raggiungimento di un obiettivo, ma è intrinseco alla mia esistenza.

Per il primo bimbo, significa:

Trasformare l’ambizione da tiranno a compagno di viaggio.
Accettare che il controllo totale è un’illusione.
Scoprire che la leggerezza non è superficialità, ma saggezza.

Per aiutare il secondo bimbo a muoversi senza cadere nella rassegnazione ricordo a me stesso che l’accettazione deve essere accompagnata da una azione consapevole:

  • Discernere con saggezza: Accettare non significa arrendersi, ma valutare quando fluire con la vita e quando agire.
  • Accogliere la responsabilità: Non uso l’accettazione come scusa per evitare le sfide.

Per il secondo bimbo, significa:

Comprendere che la vera accettazione include anche il cambiamento.
Riconoscere che ogni azione, anche piccola, è già movimento.
Riscoprire il coraggio non come assenza di paura, ma come sua accettazione.
Ricordare che la vita è movimento, sempre.

In sintesi

Il dondolo mi ricorda che l’equilibrio non è un punto fisso da raggiungere, ma un movimento da mantenere. È un dialogo continuo tra spinta e attesa, tra desiderio e accettazione, tra fare ed essere.

I due bimbi non sono nemici da riconciliare, ma espressioni di un’ armonia attraverso il loro alternarsi. Ognuno ha il suo tempo, ognuno ha il suo ruolo.

Non si tratta di scegliere tra il perseguire obiettivi o lasciar andare, ma di imparare quando spingere e quando aspettare, in una danza tra azione e fiducia, tra il coraggio di spingere e la saggezza di lasciarsi portare.

E tu, come stimoli i tuoi due bimbi?

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