Ho spesso sentito il concepire qualcosa di “migliore” come una condanna. Un veleno che si è insinuato silenzioso e mi ha spinto a scontrarmi con me stesso, con gli altri, con la Vita. Questo incessante confronto tra ciò che è e ciò che “dovrebbe” essere mi ha reso cieco a ciò che esisteva già. Ho vissuto con il peso della mancanza, con il tormento di una realtà che non coincideva mai con la mia aspettativa ideale facendomi accecare da una immediata ansia di perfezione.

Eppure, oggi mi chiedo: e se questo concepire non fosse una condanna, ma un dono? Un dono che, se orientato, può diventare una forza che trasforma, che costruisce, che dà forma a quel “meglio” che giace in potenza dentro di noi? E’ davvero possibile accoglierlo senza che diventi un’ossessione? Senza che ci renda ciechi a ciò che nel frattempo esiste?

I sogni non dovrebbero negare o sostituire la realtà, al piu’ illuminarla. Ogni frammento di quel “migliore” che concepiamo può diventare un passo verso qualcosa di tangibile.

Persona che dipinge un paesaggio su una tela, con un'immagine ispirata che prende vita davanti a sé, simbolo del potenziale trasformativo dei sogni e della capacità di costruire un futuro migliore.

Si puo’ continuare a vedere il mondo attraverso la lente della paura, trasformando ogni ostacolo in un nemico, ogni fallimento in una condanna, ogni errore in una prova di inadeguatezza.

Anche una certa consapevolezza diventa un’arma contro di me: “Ah, che terribile scoperta, rendermi conto di quanto sia radicato in me questo modo di percepire la vita!” – e paradossalmente, anche questa realizzazione “paurosa” finisce per nutrire lo stesso modo di essere.

Uomo in piedi sotto la pioggia con sguardo serio e riflessivo, simbolo di paura interiore e percezione negativa della vita, dove ogni ostacolo diventa una sfida insormontabile.

Oppure si puo’ decidere di celebrare ciò che è, senza perdere di vista ciò che potrebbe essere. Come un frammento dell’esistenza che sceglie consapevolmente di essere parte di qualcosa di più Grande, e proprio per questo che non può essere “contenuto” in me.

Ma c’è una voce dentro di me che talvolta mi dice che questa seconda strada è pericolosa. Che l’amore è fragile, che la speranza è ingenua. Una voce che si nasconde dietro apparenti maschere di saggezza, che mi sussurra di aspettare il momento giusto, di esplorare ogni possibilità prima di scegliere.

Devi esplorare tutto prima, non puoi scegliere con leggerezza!“. Ogni volta che provo a contrastarla, essa si ritrae lasciandomi nel dubbio. Perché questa resistenza? Forse perché vivere nel dolore, nel conflitto, mi è più familiare. Una voce che, curiosamente, invece tace quando le chiedo perché mi lascia così facilmente scivolare nella paura e nel rancore.

Posso lasciarmi travolgere dal “male” esterno, usarlo come leva per alimentare paura, odio, rancore, conflitto. Riesco a ricrearlo dentro di me, alimentando le stesse emozioni autodistruttive.È come se questo modo di essere fosse diventato la mia stessa definizione di esistenza, un modo di attraversare e interpretare tutto ciò che incontro.

Oppure, posso scegliere di lasciarmi ispirare dalla possibilità e dalla celebrazione di ciò che intanto esiste. E se non trovo il bene fuori, posso coltivarlo dentro di me, irradiandolo all’esterno.

Persona che si erge in un paesaggio tempestoso, tenendo una lanterna accesa, simbolo della scelta tra lasciarsi sopraffare dalle difficoltà o trovare la forza interiore per illuminare il proprio cammino.

Molto spesso la Vita non mi vuole dare risposte immediate. Mi spinge a scegliere, a prendere una posizione. E, in questo, a riconoscere me stesso.

Un passo alla volta, una disposizione piu’ gentile verso se stessi , con semplicità, il coraggio di iniziare, puo’ essere una strada. Vivere relazionandosi con persone che scelgono di vedere e generare bellezza, pur accettando i momenti in cui non ci riescono, una ulteriore via.

Vivere la vita in modo “mancante” è stranamente facile; vivere la vita in modo “autentico” è incredibilmente (mettici il termine che piu’ preferisci) piu’ difficile, vivere la vita in modo “autentico” accettando l’esistenza di ciò che non sembra abbia senso per noi (provando a modificarlo quando possibile), è un punto di ri-partenza.

La Vita: Preziosa Nonostante Tutto

Gli imprevisti arrivano, le difficoltà fanno parte del percorso. Perché dovrei smettere di considerare preziosa la vita solo perché non è “perfetta”? La preziosità della vita non sta nell’assenza di problemi, ma nella capacità di trovarne il senso, anche quando le cose non vanno come vorrei. Posso scegliere di essere grato, e riconoscere che anche la sofferenza ha il suo posto nell’esistenza umana.

Ognuno di noi ha il proprio percorso, il proprio linguaggio per abbracciare l’Esistenza. Non esiste un’unica strada, esistono “molti mezzi per avvicinarsi alla vita” come diceva Etty Hillesum.

Non esiste una risposta definitiva, almeno io non l’ho trovata. E tu?

Persona che guarda fuori dalla finestra sotto la pioggia, simbolo di resilienza e accettazione delle difficoltà della vita, trovando bellezza e significato anche nelle sfide.

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