Quante volte questa frase si è presentata nei miei pensieri, insinuando la convinzione che l’Esistenza, la Vita, l’Universo , il Trascendente , come lo si voglia chiamare , fosse fallibile, incompetente, mancante della Saggezza necessaria che io ritenevo di possedere.

Bastava che…

  • …il fuoco non bruciasse le carni umane, e non ci sarebbero stati ustionati
  • non esistessero virus e batteri, e le malattie non ci avrebbero tormentato
  • …l’invecchiamento non fosse parte del processo, e saremmo rimasti giovani per sempre
  • il tempo si fermasse nei momenti felici, e non avremmo mai conosciuto la nostalgia
  • …le cicatrici non lasciassero segni, e avremmo dimenticato più facilmente
  • la gravità fosse meno severa, e non ci sarebbero state cadute rovinose
  • le persone restassero per sempre, e non avremmo dovuto dire addio

L’elenco potrebbe andare avanti all’infinito vero?

Davvero so come dovrebbe essere la Vita? Credo di poter correggere l’Universo, dimenticando che dietro ogni dolore c’è un qualcosa che mi sfugge, forse una saggezza che si cela.

Mi illudo di avere le risposte, quelle “giuste”…di poter riscrivere le regole a mio piacimento, come se l’Universo fosse un apprendista goffo e io il suo Maestro.

Il “bastava che” diventa una scusa, un rifugio sterile, un mantra che mi rassicura, una gabbia contro la fragilità della vita che in fondo mi imprigiona, un modo per contenere un dolore che non sempre riesco a sostenere quando le cose non vanno come vorrei.

Figura solitaria seduta che osserva un vasto cielo stellato, evocando introspezione e contemplazione

Il Giudizio e la Vita

Quando il dolore mi investe, quando l’ingiustizia si insinua come un tarlo, mi chiedo se davvero la Vita sia stata pensata con Amore o se sia solo un groviglio caotico di eventi casuali.

La rabbia esplode, il cuore si ribella, e nella frustrazione nasce il giudizio: voglio un mondo diverso, un mondo che risponda ai miei bisogni e desideri.

Mi attacco con le unghie e con i denti a quel “bastava che“, come se potesse riscrivere la trama dell’ Esistenza mentre sputo tutto il mio livore verso cio’ che non va bene (per me).

Uomo con postura frustrata che osserva l'universo, immerso in un cielo cosmico caotico che simboleggia il conflitto interiore

Oltre il “Bastava che”

“Bastava che” è un’illusione affascinante, una scusa che mi tiene lontano dal vivere davvero.
È la mia ribellione contro un destino che (io ritengo) sembra ignorarmi. È facile fantasticare su come le cose dovrebbero essere, più difficile accettarle per ciò che sono. Ogni volta che ci rifugiamo in un “bastava che”, perdiamo un frammento di vita vera, ci priviamo della possibilità di sorprenderci, di trovare bellezza e conoscenza …anche nelle difficoltà

C’è chi ha smesso di dire “bastava che”. Ha imparato a lasciar andare, a smettere di rincorrere un ideale irraggiungibile, ad abbracciare la realtà con tutte le sue ombre, e le sue luci.

E io? Ho il coraggio di seguirne l’esempio? Oppure resto aggrappato alla mia guerra personale contro ciò che non posso cambiare?

Persona che cammina lungo un sentiero tortuoso in un paesaggio colorato, simbolo di crescita personale e accettazione del cambiamento

L’Apertura alla Vita

Apertura non significa arrendersi, ma avere il coraggio di guardare l’ignoto anche nella paura.
La curiosità stessa è una forma di apertura: un modo per trascendere i nostri limiti senza perdere la nostra essenza. È un’arte sottile, questa del trascendere rimanendo ancorati, del superarsi preservando e ricordando la propria natura.

Significa vivere senza sapere tutto, senza avere tutte le risposte…
La vita non è lineare, non è prevedibile, ma è piena di possibilità.

Curiosa questa inversione di ruoli che operiamo: minuscoli osservatori di un cosmo infinito, ci ergiamo a revisori dell’Esistenza. Dopo aver imparato a tenere in mano il pennello, pretendiamo, da Maestri di insegnare a Michelangelo (l’Apprendista goffo secondo noi) come dipingere la Cappella Sistina.

Non vediamo l’ironia nel nostro tentativo di correggere un sistema di cui comprendiamo a malapena i meccanismi più superficiali? Eppure, questa presunzione ha anche una sua dolcezza: è il bambino che, nelle sue prime esplorazioni del mondo, crede di poter afferrare la luna con le mani.

È un’ingenuità che nasce dal nostro bisogno profondo di dare un senso a ciò che ci circonda, di sentirci partecipi e non solo spettatori passivi del grande Spettacolo della Vita.

Quando vediamo soffrire chi amiamo, quando il destino ci colpisce con una crudeltà che ci sembra insensata, il “bastava che” diventa il nostro rifugio, il tentativo disperato di immaginare un Universo più comprensibile, più giusto, più gestibile.

È più facile pensare che l’Universo sia un apprendista goffo che accettare che alcune sue leggi ci sfuggano completamente, che alcune sofferenze non abbiano una spiegazione alla portata della nostra comprensione.

E qui si nasconde un paradosso affascinante: proprio questo nostro “presuntuoso” desiderio di comprendere e correggere l’Universo ha dato vita alle più grandi conquiste umane. La scienza stessa nasce da questa tensione, da questo voler “mettere le mani” nei meccanismi della Natura. Ma c’è una differenza sottile : il vero scienziato, come il vero artista, sa di essere prima di tutto un eterno apprendista.

Non pretende di correggere l’Universo, ma cerca di comprenderlo per danzare meglio con le sue leggi. È l’umiltà curiosa dell’Esploratore, non l’arroganza del Giudice Umano Assoluto.

Forse la differenza sta tutta qui: tra chi dice “bastava che” con la presunzione di chi crede di sapere come l’Universo dovrebbe essere, e chi dice “come posso vivere al meglio insieme agli altri nel frattempo?” unito alla meraviglia di chi sa di avere ancora tutto da imparare.

Persona in piedi di fronte a un orizzonte luminoso, simbolo di apertura alla vita e accettazione delle possibilità dell'ignoto.

Celebrare

Celebrare significa smettere di combattere contro noi stessi, accogliere ogni parte di noi con gentilezza. Senza negare le difficoltà, parte della nostra storia, quali pagine di un libro disordinato ma prezioso.

Forse la Vita (umana) non è come l’avevamo immaginata, ma è la nostra, ne facciamo parte. Possiamo scegliere di rimpiangere o possiamo scegliere di vivere, con tutta l’intensità e la bellezza (e il dolore) che questo comporta.

Con le sue domande irrisolte, le sue sorprese improvvise, le sue lezioni impreviste.

Dopotutto, bastava solo che… io non dicessi “bastava che”. 🙂

E tu?

Un saluto da un vero apprendista goffo..

Persona in piedi davanti a una finestra illuminata dal sole, simbolo di riflessione e accettazione della vita.

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